A Mistretta la pasta ’ncasciata non è semplicemente una pasta al forno. È un rito. Un piatto che segna l’inverno, le domeniche lente, le tavolate lunghe e rumorose, quelle in cui il tempo si misura in forchettate e non in orologi.
Siamo nel cuore dei Nebrodi, a oltre 900 metri di altitudine. Qui il freddo non è un dettaglio climatico, ma una condizione che ha modellato la cucina: piatti sostanziosi, stratificati, pensati per nutrire e scaldare. La pasta ’ncasciata mistrettese nasce esattamente da questa esigenza.
Il termine ’ncasciata deriva dal verbo siciliano incasciare, cioè “racchiudere”, “chiudere dentro”. E in effetti questo piatto è una vera architettura culinaria: la pasta racchiude carne, uova, formaggi e sugo in una struttura compatta, quasi sigillata, che si svela solo al taglio.
Storicamente la pasta ’ncasciata era il piatto delle grandi occasioni: Carnevale, feste religiose, pranzi domenicali importanti. Prepararla richiedeva tempo, ingredienti preziosi e un forno acceso a lungo. Nulla era lasciato al caso, e nulla andava sprecato.
Ogni famiglia aveva — e ha tuttora — la propria versione, tramandata più a voce che su carta. Ma a Mistretta esiste una base condivisa, riconoscibile e orgogliosamente locale.
La versione mistrettese si distingue per la ricchezza e l’equilibrio tra i suoi elementi:
Pasta: ziti spezzati o maccheroni grossi
Ragù: carne mista (manzo e maiale), cotta lentamente fino a diventare densa e avvolgente
Polpettine fritte: piccole, numerose, immancabili, salame locale, uova sode, formaggi: caciocavallo o provola dei Nebrodi, più una generosa spolverata di pecorino, melanzane fritte, spesso preparate in precedenza e conservate, anche nei mesi invernali.
La pasta viene lessata molto al dente, appena “assaggiata dall’acqua”, perché completerà la cottura in forno.
Tradizionalmente la pasta ’ncasciata mistrettese si cuoceva in teglie di ferro, nel forno a legna. La cottura era lunga, a volte divisa in due fasi, per ottenere una caratteristica fondamentale: la crosta, sopra e sotto. Dorata, intensa, quasi caramellata.
Dopo il forno, il riposo è obbligatorio. Anzi, a Mistretta lo sanno tutti: il giorno dopo è ancora più buona.
Rispetto ad altre versioni siciliane, quella mistrettese è più carnosa, meno centrata sulle melanzane, più vicina alla cucina di montagna che a quella costiera
È un piatto che riflette la vita dei Nebrodi: allevamento, formaggi stagionati, conservazione degli alimenti, convivialità profonda.
Ancora oggi la pasta ’ncasciata continua a essere preparata nelle case e proposta nei ristoranti tradizionali di Mistretta, soprattutto nei mesi freddi. Non è mai un piatto “leggero”, ma non vuole esserlo. È memoria, abbondanza, accoglienza.
Mangiarla significa sedersi a tavola con la storia di un paese.
A Mistretta la puoi trovare da :
“Da Stefano” Trattoria | Panineria | Gastronomia – 📍Via Vincenzo Salamone 15 – | Mistretta ( Me)- Ordinazioni ai numeri 3895809212 |- 3895809344
