La Gastronomia della Valle dell' Halaesa

Erbe spontanee d’inverno sui Nebrodi: sapori antichi della cucina di montagna


Sui Nebrodi, anche nel cuore dell’inverno, il paesaggio continua a offrire una sorprendente varietà di verdure spontanee che da secoli fanno parte dell’alimentazione locale. Nel mese di gennaio, in particolare, la raccolta si concentra sulle erbe appartenenti alla famiglia delle Brassicaceae, protagoniste di una cucina di montagna essenziale ma ricca di sapore, profondamente legata ai ritmi naturali e alla conoscenza del territorio.
Tra le più diffuse figurano le cosiddette spicune, termine popolare che indica diverse brassicacee selvatiche raccolte quando sono ancora giovani e tenere. A queste si affiancano la cavuledda, una varietà locale simile al cavolo selvatico, e i più delicati sciuriddi e mazzareddi, rispettivamente le infiorescenze e i germogli delle stesse piante. Crescono spontaneamente nei campi, lungo i margini dei sentieri e nei terreni incolti, e sono apprezzate per il loro gusto intenso, lievemente amarognolo, tipico delle erbe invernali.
Un ruolo importante è svolto anche dalla bietola selvatica, raccolta soprattutto allo stadio giovane. Viene tradizionalmente bollita e condita con olio extravergine d’oliva, sale e limone, oppure ripassata in padella. È spesso utilizzata nelle minestre di legumi, dove il suo sapore si integra con fave, ceci o lenticchie, dando vita a piatti semplici ma nutrienti, emblema della cucina povera di montagna.
Le preparazioni rispettano una tradizione culinaria che privilegia la semplicità e la valorizzazione della materia prima. Dopo una breve sbollentatura, le erbe vengono generalmente saltate in padella con olio, aglio e peperoncino, talvolta arricchite da pomodoro. Non mancano nelle zuppe e nelle minestre d’erbe, e trovano spazio anche in frittate, pesti e salse rustiche preparate in ambito domestico.
Con l’arrivo della primavera e, successivamente, dell’estate, la raccolta spontanea cambia volto. Le erbe invernali lasciano gradualmente il posto ai frutti del sottobosco, come le fragoline selvatiche e altri piccoli frutti, segnando il naturale alternarsi delle stagioni sui Nebrodi. È un ciclo antico che racconta il profondo legame tra comunità, paesaggio e cucina tradizionale, ancora oggi vivo nella memoria e nelle pratiche quotidiane del territorio.

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