IL BATTERIO KILLER XYLELLA FASTIDIOSA

Un approfondimento per comprendere le ultime frontiere della ricerca scientifica nella lotta al batterio e la reale possibilità o meno di contenimento dell’ infezione.

Cari lettori. Da tempo era in programma un approfondimento sul caso Xylella fastidiosa, soprattutto in un periodo in cui la lotta a questo patogeno sempre essersi assopita come del resto l’interesse dei media. Allora è arrivato il momento nel nostro piccolo di smuovere le acque e parlarvi in maniera più approfondita di questo patogeno che incombe come un pericolo mortale per l’agricoltura italiana.

Il batterio Xylella fastidiosa infatti  non è affatto debellato e tende più di prima a colpire molto spesso piante di interesse agricolo, la sua comparsa in tali piante è un duro colpo alla produzione agricola e all’economia che ne comporta.  Ma andiamo per ordine.

Cos’è cosa la Xilella Fastiosa?

La Xylella fastidiosa è un batterio non sporigeno gram-negativo appartenente alla famiglia delle Xanthomonadaceae. Non sporigeno significa che, per diffondersi, si annida in alcuni insetti vettori, i quali acquisiscono l’agente patogeno da una pianta infetta e lo trasferiscono nelle piante sane, infettando quest’ultime. Xylella fastidiosa colpisce più di 150 tipologie di piante, molte di queste sono piante a scopo agricolo e ornamentale, come ad esempio l’olivo, gli agrumi e la quercia, per cui si cerca costantemente una cura efficace. La Xylella si instaura e si moltiplica nello xilema delle piante, ovvero nei vasi conduttori, formando una sorta di gel che ostruisce l’intero apparato conduttore della pianta, impedendo un adeguato  e regolare flusso di acqua e sali minerale. Per questo motivo, una sottospecie di questo batterio è l’agente patogeno causante la malattia CDO o CoDiRO, ovvero “complesso del disseccamento rapido dell’olivo”. L’ olivo infatti è una delle piante maggiormente colpite dal batterio xylella fastidiosa, per cui ancora non si trova una cura efficace.

Sono state trovate 4 sottospecie di questo batterio che si distinguono tra di loro dal punto di vista genetico e anche per la tipologie di piante che attaccano:

  • Xylella fastidiosa fastidiosa: ceppi causanti della malattia di Pierce della vite, ceppi da alfalfa, mandorlo, acero.
  • Xylella sandyi: ceppi causanti la bruciatura delle foglie di oleando(ceppi da oleandro,)
  • Xylella Multiplex: ceppi causanti del mal del pennacchio del pesco, inoltre è anche responsabile di alcune malattie dell’olmo, del platano, del susino, del mandorlo, di alcuni alberi ornamentali, del fossile vivente Ginkgo in Giappone e del mirto crespo;
  • Xylella Pauca: ceppi causanti di una serie di malattie che colpiscono gli agrumi e le piante di caffè e anche responsabili del CoDiRO (già accennato prima).

Questo agente patogeno è particolarmente pericoloso e i danni non si manifestano immediatamente, posso volerci delle settimane o addirittura degli anni, quindi l’entità dei danni e il tempo dipendono alla tipologia di pianta colpita. Quando Xylella colpisce una pianta le conseguenze possono essere varie, una delle più diffuse è il dissecamento della bruscatura se non addirittura l’intera pianta, oppure ne limita l’accrescimento di nuovi germogli e rami, o, ancora, comporta all’imbrunimento di alcuni strati interni del legno, anche i più giovani.

Essendo un agente patogeno letale e quasi senza cura, è considerato patogeno da quarantena e la sua segnalazione porta all’immediata eradicazione delle piante colpite, influenzando, per l’appunto, in maniera totalmente negativa l’economica agricola della zona colpita. Ed è proprio ciò che sta succedendo in questo periodo nel Salento. Le segnalazioni sono partite dal 2013, senza prove certe, riguardo il disseccamento degli olivi in questa zona, le quali piante hanno iniziato ad ammalarsi ed ad avere problemi già dal 2008, portano ad una drastica riduzione di produzione di olio d’oliva. Xylella influisce sulla quantità della produzione, non sulla qualità, la quale resta invariata, ma comunque il problema non è indifferente.L’olivo è tra le piante più colpite in Italia dalla xylella fastidiosa: si sta espandendo sempre di più a causa della mancanza di una cura. Si presuppone che gli insetti vettori della pauca, la sottospecie di xylella fastidiosa rivenuta negli olivi del Salento, siano arrivati fino al sud Italia sin dalla Costa Rica, dove se ne trova un ceppo gemello. Ma essi, da soli, non sarebbero mai arrivati. Quindi si pensa che l’unica spiegazione plausibile sia dovuto al commercio di piante ornamentali arrivate proprio dalla Costa Rica, essendo un produttore di piante ornamentali a livello mondiale. Inoltre, la presenza della Philaenus spumarius, detta anche “sputacchina”, agendo come vettore del batterio, avrebbe a sua volta contribuito alla sua diffusione. Inoltre, gli oliveti della Puglia, soprattutto più al sud, sono tutti poco distanziati gli uni dagli altri, favorendo il contagio.

Ma cosa è stato fatto in questi anni per contenere i danni e trovare una soluzione?

Con la Legge di Stabilità 2014, sono stati destinati 2.630.430 di euro per “misure urgenti per fronteggiare il rischio fitosanitario connesso al batterio Xylella fastidiosa”. Tale importo è stato impegnato a favore dell’Agenzia Regionale per le attività Irrigue e Forestali (ARIF) della Regione Puglia, di cui ad oggi, risulta liquidato, solo il primo anticipo previsto, pari a 1.315.215 di euro.

In un secondo momento, con il decreto legge 51/2015, sono stati accreditati alla Regione Puglia 9.785.291,35 euro, per indennizzare gli agricoltori colpiti da Xylella anche se ad oggi  non risultano attività intraprese dalla Regione in tale senso.

Attraverso il Piano olivicolo, inoltre, il Ministro delle politiche agricole di concerto con il Ministro dell’economia ha emanato una legge che destina per un triennio alla Regione Puglia 2.500.000 euro, per le attività di ricerca relative alla difesa da organismi nocivi nel settore olivicolo. Il 25 luglio 2016, la Commissione europea ha notificato al Governo italiano la costituzione in mora concernente le misure di protezione contro la diffusione del batterio “Xylella fastidiosa”, complementare a quella già avviata il 10 dicembre 2015, per la violazione del dovere di leale cooperazione, contestando, in particolare, la mancata eradicazione degli alberi infetti nei 20 km nella zona di contenimento e i ritardi nell’effettuazione del monitoraggio nelle aree interessate.
“Per far fronte alle carenze evidenziate la Regione Puglia ha provveduto alla selezione e al reclutamento di ulteriori 172 tecnici (agenti fitosanitari), al fine di incrementare le attività di monitoraggio delle aree demarcate”.
Nel mese di novembre 2016, la Commissione ha condotto un audit in Puglia per verificare sul campo la situazione del focolaio di Xylella fastidiosa e la corretta attuazione delle misure fitosanitarie di lotta alla batteriosi, in conformità alla decisione dell’Unione Europea. Il gruppo ispettivo della Commissione Ue, ha considerato positivo il monitoraggio messo in atto dalla Regione e la ripresa delle eradicazione (a seguito dei blocchi amministrativi e penali) perché in linea con le disposizioni UE.

Per dirla in breve il lavori di questi anni si è limitato con la messa in quarantena dell’ area colpita e l’ abbattimento delle piante infette. Nel mentre si è dato impulso alla ricerca di una soluzione del problema.

La seconda operazione altrettanto penalizzante è stata a partire dal 2015, la decisione di esecuzione della normativa (UE) 2015/789 consistente nella restrizione alla movimentazione delle piante probabili ospiti del batterio e nel 2016  specificate limitazioni sono state imposte alle esportazioni nazionali di materiale vivaistico ancora in essere da parte di alcuni Paesi.

Salento – Piante infette dalla Xylella fastidiosa

Sebbene questi interventi hanno rallentato la diffusione del patogeno di fatto la messa in quarantena dell’ area colpita non è stata sufficiente e i danni per il comparto olivicolo ingentissimi tanto che attualmente ad Oria e a Gallipoli ettari ed ettari di terre, che prima ospitavano centinaia di olivi, si stanno spopolando: non essendoci una cura, è abbattere li alberi rimane  l’unico modo per evitare di ”infettare” altre zone. Focolai d’infezione sembrano poi spuntare in altre parti della Puglia e la ricerca scientifica alla luce della modalità con cui la  xylella fastidiosa si trasmette hanno ormai fatto accantonare qualsiasi speranza di eradicazione del batterio, facendo così concentrare gli sforzi sulle azioni di contenimento e sulla ricerca di soluzioni che consentano una convivenza sostenibile con la pericolosa infezione. Ed è proprio grazie a questi sforzi che oggi per l’olivicoltura salentina si apre uno spiraglio di rinascita grazie alle sperimentazioni che hanno portato a scoprire varietà di ulivi in grado di tollerare abbastanza bene la xylella. L’ultimo studio riguarda la “favolosa”, (in gergo tecnico si chiama “FS-17”), un olivo che, secondo quanto svela il Cnr di Bari e il Centro di ricerca “Basile Caramia” pare metta in difficoltà il batterio, addirittura meglio del “leccino”, l’altra specie olivicola su cui si sono concentrate le ultime sperimentazioni  che pure sembra tollerare la malattia.

La ricerca condotta dal CNR  firmata da più di 30 studiosi dimostra soprattutto come la cultivar “favolosa” presenti una carica batterica bassissima o addirittura inesistente. Un risultato che incoraggia i ricercatori. Nello stesso studio anche altre analisi sul “leccino” condotte in alcuni oliveti del Salento. «I risultati che continuano a emergere dalle osservazioni in campo e dalle indagini diagnostiche – sottolineano i ricercatori nello studio – fanno ben sperare circa una possibile convivenza con il batterio». Il lavoro, parzialmente finanziato dal programma Ue di ricerca e innovazione Horizon 2020, nell’ambito dei progetti “POnTE” e “XF-Actors”, scaturisce dalle attività sperimentali condotte da tre Istituti di ricerca pugliesi in collaborazione con l’agronomo Giovanni Melcarne ed altri soggetti del mondo agricolo.

Grazie alle analisi sierologiche (Elisa) e molecolari quantitative (qPCR), condotte su diverse centinaia di piante in oliveti multivarietali sottoposti a fortissima pressione di inoculo in zona infetta, il Cnr svela che la cultivar “FS-17”, oltre che essere asintomatica presenta una minore incidenza percentuale di piante infette (appena il 12% di piante infette rispetto al 50% in “leccino” e 100% in “ogliarola salentina”); inoltre, quando infetta, ha la più bassa concentrazione batterica poiché nelle piante analizzate è stata ritrovata, in media, la metà della concentrazione di “leccino” e circa un centesimo della concentrazione in “ogliarola salentina”. Tutte le 10 piante di “ogliarola” sono risultate positive alla xylella, anche l 177 piante di “kalamata” hanno mostrato un elevato valore percentuale di positivi (70%). Soltanto 9 delle 18 piante di “leccino” analizzate sono risultate positive al batterio, mentre sorprendenti i risultati sulle piante di “FS-17”: solo il 12,4% delle 201 piante saggiate è risultato positivo con valori di assorbenza media più bassi di quelli del “leccino”.

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